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Storia della Calabria
Vincenzo De Cristo
Tra gli ingegni più eruditi della nostra Regione, un posto
di primo piano spetta allo storico - educatore - archeologo
- giornalista - politico - poeta e letterato Vincenzo De
Cristo (n. 31 dicembre 1860 - m. 5 giugno 1928), capostipite
di una fra le più prestigiose famiglie di Cittanova (R.C.).
Sotto la guida del genitore, Notar Domenico - patriota e
umanista, ha compiuto gli studi classici. Appassionato
ricercatore delle glorie passate, ha costruito le memorie
del suo paese natale esaltando le figure del nostro
Risorgimento e scoprendo ruderi e monumenti della nostra
amata Terra.
Ha affermato il nostro grande latinista Francesco Sofia
Alessio, che a De Cristo ha dedicato il Carme "Vita
rustica": "Vincenzo De Cristo era nato maestro e scrittore,
e fu di un'attività veramente fenomenale".
Ed ancora: "Nei tempi turbinosi, quando l'animo mio era
afflitto e scoraggiato per l'indifferenza e la freddezza
degli uomini, egli uomo di fede, m'incoraggiò a bene sperare
nell'avvenire".
"Nemo propheta in patria": nessuno è profeta al proprio
paese.
Come per il "pio poeta" di Taurianova (R.C.), anche per De
Cristo non c'è stato un adeguato riconoscimento se
consideriamo l'eccezionale e ricca produzione letteraria
nonché la tenace attività nei più importanti settori della
vita pubblica.
Segnaliamo fra i suoi scritti opere storiche: Prime memorie
storiche di Cittanova; Cittanova nei fasti del Risorgimento
italiano; La caduta di Gioacchino Murat e l'insurrezione
della Calabria nel 1815; Cittanova nei fasti del
Risorgimento italiano dal 1799 al 1870; biografie: Biografie
di Luigi Chitti, di Placido Geraci, di Romeo, di Cardone;
opere archeologiche: L'importanza della Piana di Calabria
nell'archeologia; opere folkloristiche: Tradizioni popolari
ed origini del Comune di Molochio e di Feroleto della
Chiesa; La scuola di S. Francesco d'Assisi e la Calabria;
opere letterarie: I crocifissori di Gesù Cristo; Il
falsatore di monete; La confessione del brigante Maddalena;
opere pedagogiche: Studio su Gregorio Gerard; Per il
riordinamento del corso popolare; opere varie: I terremoti
di Calabria del 1783, del 1894 e la scienza; I cimeli di
quel che fu il Duomo di Oppido Mamertina, ecc.
Scriveva, a proposito, nel 1926 il colto meridionalista
Silvio Mollo su De Cristo: "Egli conta fino ad oggi circa
100 pubblicazioni su soggetti vari, interessanti quasi tutti
gli angoli dello scibile umano: dai più agevoli ai più
astrusi!".
L'avv. Arturo Zito de Leonardis nella sua pregevole opera
"Cittanova di Curtuladi" (1986) ha scritto: "Volle con la
sua storia rivendicare tutti i nostri diritti, e Cittanova
sopra tutte e prima di tutte, divenne in poco tempo, mercé
la sua instancabile attività, una patria orgogliosa delle
sue memorie e sicura del suo destino. In fondo alla sua
anima c'era la pietà per tutti e per tutte le cose umane.
Ogni cosa si comprende e si ama nel palpito della sua anima.
E per questo senso, questo bene interiore dell'anima,
Vincenzo De Cristo rivolgeva a tutte le piccole cose, a
queste cose che la mano prepotente dell'uomo minaccia ed
annulla".
Lo studioso Rettore dell'Università di Napoli, Raffaele
Corso, ha affermato: "Il folklore di Cittanova, e in parte
della Piana, ci è palese attraverso gli articoli dello
storico Vincenzo De Cristo, che seppe porgere l'orecchio
alle tradizioni del popolo con diligenza, con acume e,
talvolta, con intuito di filologo".
"La scuola fu l'oggetto dei suoi pensieri", ha sostenuto
l'avv. Filippo Raso, "la scuola ambiente sacro in cui deve
schiudersi l'anima umana. E nella scuola fu grande
innovatore: presentò ed applicò tutti i metodi moderni. E
primi in Calabria per opera sua sorsero un Museo Didattico e
una Biblioteca Scolastica".
"Vincenzo De Cristo", ha sottolineato ancora Raso, "ebbe un
ingegno versatile e non fu un eclettico, ma tutto seppe
approfondire. Fondò in Cittanova, fra l'altro,
l'Osservatorio di Meteorologia, e l'osservazione meccanica
illuminò con i suoi studi in sismologia e scrisse un'opera
I terremoti in Calabria e le scienze che riscosse il
plauso di Riccò e di Mercalli, per ricordare i sommi".
Concludiamo la nostra breve carrellata di giudizi con Mons.
Bruno Palaja, erudito esegeta: "La Calabria doveva essere
alla testa non alla coda: questo lembo che emerse prima,
doveva essere valutato adeguatamente, diceva De Cristo…
Eravamo Magna Grecia e non dobbiamo essere trattati da
Ottentotti o da Zulù. Fummo i Bruzi liberi e indomiti; e fa
male i suoi conti chi ci piglia per asini da basto. Son
dolori? Siano e ben vengano. Ci temprano, del resto, i
dolori; ci spezzano, ma non ci piegano: e anche così
spezzati godiamo soddisfazioni morali…".
Per verificare la sete di amore e di verità che De Cristo ha
nutrito per il nostro suolo benedetto, basta soffermarsi a
"Il canto del pino".
Dall'alto dell'Aspromonte, così il poeta ha dato libero
sfogo alla sua fervida fantasia: "L'orizzonte azzurro/ vasto
del ciel con quello si confonde/ del mare nostro e di
Sicilia in tutto/ il sorridente occaso che la vaga/ cintura
delle Eolie ha per confine./ Di là il verde dei monti giù
discende/ a stendersi nel piano immenso e vario/ che
l'Appennin circonda; che corona/ di monti, colli e di
valloni ombrosi/ forma alla Piana; che, d'ogni bellezza/
d'ogni ben produttrice, è annoverata/ tra i luoghi più
incantevoli d'Italia/ di Calabria il più bello e il più
fecondo,/ che un tempo fu di quell'Italo regno/ ch'ebbe
fortuna, o Italia mia, di dare/ a te il gran nome che ti fa
sì altera/ e ai barbari dei boschi abitatori/ le umane leggi
che li fer civili./ Da quell'altura si contempla intera/ la
gran foresta degli annosi ulivi/ dalle forme grandiose e dai
contorti/ rami che al ciel si adergon poderosi".
Non ce ne voglia il lettore se dal nostalgico e soave
poemetto abbiamo riportato pochi versi: anche il nostro
Sofia Alessio nella sua ode in morte di Vincenzo De Cristo
ha dovuto ammettere: "Per te s'accese di nova gloria,/
questa ferace madre di popoli;/ per te le vetuste memorie,/
riscintillano di nova luce".
Concediamoci - dunque - un momento di riflessione: soltanto
con la poesia, credetemi, si rinasce e "non merita il nome
di creatore se non Iddio e il Poeta"! (T.Tasso).
(Un servizio di Domenico Caruso dal titolo "L'impegno di De
Cristo" - Con le sue opere ha fatto conoscere la nostra area
nel mondo - è stato pubblicato sul mensile "LA PIANA" -
Palmi - Anno I n.6 - Gennaio 2003).
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