Storia e Folklore Calabrese
di Domenico Caruso



Indice

Folklore calabrese

Poesia dialettale

S.Martino: un paese e un Santo

Fatti straordinari in Calabria

Ricordi di scuola

L'autore

Lettere e contributi

La nostra Piana

Da libri, giornali e riviste

Storia della Calabria

Il Beato Padre Catanoso

Don Giulio Celano

Francesco Sofìa Alessio

La bella Lucrezia

Donna Vincenza Femìa

In ricordo di Gerhard Rohlfs

Storie, aneddoti e curiosità

Toscana chiama Calabria

La Madonna di Polsi

Assalto alle terre e questione meridionale

Il SS. Crocifisso di Terranova

Maria SS. della Montagna

Calabria, croce e delizia

Leonida Repaci

Vincenzo De Cristo

Fortunato Seminara

Papa Wojtyla e la Calabria

Raffaele Sammarco

Stefano De Fiores

Storia della Calabria

Vincenzo De Cristo

Tra gli ingegni più eruditi della nostra Regione, un posto di primo piano spetta allo storico - educatore - archeologo - giornalista - politico - poeta e letterato Vincenzo De Cristo (n. 31 dicembre 1860 - m. 5 giugno 1928), capostipite di una fra le più prestigiose famiglie di Cittanova (R.C.). Sotto la guida del genitore, Notar Domenico - patriota e umanista, ha compiuto gli studi classici. Appassionato ricercatore delle glorie passate, ha costruito le memorie del suo paese natale esaltando le figure del nostro Risorgimento e scoprendo ruderi e monumenti della nostra amata Terra.
Ha affermato il nostro grande latinista Francesco Sofia Alessio, che a De Cristo ha dedicato il Carme "Vita rustica": "Vincenzo De Cristo era nato maestro e scrittore, e fu di un'attività veramente fenomenale".
Ed ancora: "Nei tempi turbinosi, quando l'animo mio era afflitto e scoraggiato per l'indifferenza e la freddezza degli uomini, egli uomo di fede, m'incoraggiò a bene sperare nell'avvenire".
"Nemo propheta in patria": nessuno è profeta al proprio paese.
Come per il "pio poeta" di Taurianova (R.C.), anche per De Cristo non c'è stato un adeguato riconoscimento se consideriamo l'eccezionale e ricca produzione letteraria nonché la tenace attività nei più importanti settori della vita pubblica.
Segnaliamo fra i suoi scritti opere storiche: Prime memorie storiche di Cittanova; Cittanova nei fasti del Risorgimento italiano; La caduta di Gioacchino Murat e l'insurrezione della Calabria nel 1815; Cittanova nei fasti del Risorgimento italiano dal 1799 al 1870; biografie: Biografie di Luigi Chitti, di Placido Geraci, di Romeo, di Cardone; opere archeologiche: L'importanza della Piana di Calabria nell'archeologia; opere folkloristiche: Tradizioni popolari ed origini del Comune di Molochio e di Feroleto della Chiesa; La scuola di S. Francesco d'Assisi e la Calabria; opere letterarie: I crocifissori di Gesù Cristo; Il falsatore di monete; La confessione del brigante Maddalena; opere pedagogiche: Studio su Gregorio Gerard; Per il riordinamento del corso popolare; opere varie: I terremoti di Calabria del 1783, del 1894 e la scienza; I cimeli di quel che fu il Duomo di Oppido Mamertina, ecc.
Scriveva, a proposito, nel 1926 il colto meridionalista Silvio Mollo su De Cristo: "Egli conta fino ad oggi circa 100 pubblicazioni su soggetti vari, interessanti quasi tutti gli angoli dello scibile umano: dai più agevoli ai più astrusi!".
L'avv. Arturo Zito de Leonardis nella sua pregevole opera "Cittanova di Curtuladi" (1986) ha scritto: "Volle con la sua storia rivendicare tutti i nostri diritti, e Cittanova sopra tutte e prima di tutte, divenne in poco tempo, mercé la sua instancabile attività, una patria orgogliosa delle sue memorie e sicura del suo destino. In fondo alla sua anima c'era la pietà per tutti e per tutte le cose umane. Ogni cosa si comprende e si ama nel palpito della sua anima. E per questo senso, questo bene interiore dell'anima, Vincenzo De Cristo rivolgeva a tutte le piccole cose, a queste cose che la mano prepotente dell'uomo minaccia ed annulla".
Lo studioso Rettore dell'Università di Napoli, Raffaele Corso, ha affermato: "Il folklore di Cittanova, e in parte della Piana, ci è palese attraverso gli articoli dello storico Vincenzo De Cristo, che seppe porgere l'orecchio alle tradizioni del popolo con diligenza, con acume e, talvolta, con intuito di filologo".
"La scuola fu l'oggetto dei suoi pensieri", ha sostenuto l'avv. Filippo Raso, "la scuola ambiente sacro in cui deve schiudersi l'anima umana. E nella scuola fu grande innovatore: presentò ed applicò tutti i metodi moderni. E primi in Calabria per opera sua sorsero un Museo Didattico e una Biblioteca Scolastica".
"Vincenzo De Cristo", ha sottolineato ancora Raso, "ebbe un ingegno versatile e non fu un eclettico, ma tutto seppe approfondire. Fondò in Cittanova, fra l'altro, l'Osservatorio di Meteorologia, e l'osservazione meccanica illuminò con i suoi studi in sismologia e scrisse un'opera I terremoti in Calabria e le scienze che riscosse il plauso di Riccò e di Mercalli, per ricordare i sommi".
Concludiamo la nostra breve carrellata di giudizi con Mons. Bruno Palaja, erudito esegeta: "La Calabria doveva essere alla testa non alla coda: questo lembo che emerse prima, doveva essere valutato adeguatamente, diceva De Cristo… Eravamo Magna Grecia e non dobbiamo essere trattati da Ottentotti o da Zulù. Fummo i Bruzi liberi e indomiti; e fa male i suoi conti chi ci piglia per asini da basto. Son dolori? Siano e ben vengano. Ci temprano, del resto, i dolori; ci spezzano, ma non ci piegano: e anche così spezzati godiamo soddisfazioni morali…".
Per verificare la sete di amore e di verità che De Cristo ha nutrito per il nostro suolo benedetto, basta soffermarsi a "Il canto del pino".
Dall'alto dell'Aspromonte, così il poeta ha dato libero sfogo alla sua fervida fantasia: "L'orizzonte azzurro/ vasto del ciel con quello si confonde/ del mare nostro e di Sicilia in tutto/ il sorridente occaso che la vaga/ cintura delle Eolie ha per confine./ Di là il verde dei monti giù discende/ a stendersi nel piano immenso e vario/ che l'Appennin circonda; che corona/ di monti, colli e di valloni ombrosi/ forma alla Piana; che, d'ogni bellezza/ d'ogni ben produttrice, è annoverata/ tra i luoghi più incantevoli d'Italia/ di Calabria il più bello e il più fecondo,/ che un tempo fu di quell'Italo regno/ ch'ebbe fortuna, o Italia mia, di dare/ a te il gran nome che ti fa sì altera/ e ai barbari dei boschi abitatori/ le umane leggi che li fer civili./ Da quell'altura si contempla intera/ la gran foresta degli annosi ulivi/ dalle forme grandiose e dai contorti/ rami che al ciel si adergon poderosi".
Non ce ne voglia il lettore se dal nostalgico e soave poemetto abbiamo riportato pochi versi: anche il nostro Sofia Alessio nella sua ode in morte di Vincenzo De Cristo ha dovuto ammettere: "Per te s'accese di nova gloria,/ questa ferace madre di popoli;/ per te le vetuste memorie,/ riscintillano di nova luce".
Concediamoci - dunque - un momento di riflessione: soltanto con la poesia, credetemi, si rinasce e "non merita il nome di creatore se non Iddio e il Poeta"! (T.Tasso).


(Un servizio di Domenico Caruso dal titolo "L'impegno di De Cristo" - Con le sue opere ha fatto conoscere la nostra area nel mondo - è stato pubblicato sul mensile "LA PIANA" - Palmi - Anno I n.6 - Gennaio 2003).


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