Storia e Folklore Calabrese

di Domenico Caruso


Lettere e contributi

San Ranieri, Patrono di Pisa

L'unanime consenso per il gemellaggio con la Regione che, più di ogni altra, racchiude inestimabili tesori artistici e suscita particolari sentimenti di ammirazione (v. in "Storia della Calabria": Toscana chiama Calabria), c'induce a conoscere più da vicino un'interessante e suggestiva vicenda umana e spirituale nonché l'incantesimo della "Luminaria" che si ripete in occasione dei festeggiamenti di San Ranieri a Pisa.
La piazza, su cui sorgono il Duomo (che conserva il corpo di S. Ranieri) - il Battistero e la celebre Torre pendente, è chiamata "il prato dei miracoli". "Miracoli d'arte, certo", scrive Bargellini, "ma sbocciati sui miracoli della santità - quella santità che fa vivere ancora l'antico suonatore di liuto, gentile patrono della città di Pisa".
Pertanto, ringraziamo l'amica Elisabetta Piccini, residente nella già fiorente repubblica marinara, della cortese concessione di pubblicare (con qualche adattamento) nel nostro sito il suo servizio che segue:
"San Ranieri nacque nell'anno 1118 a Pisa - quando il Duomo era appena sorto - da una distinta famiglia. Ebbe un'infanzia serena e fu affidato ad un sacerdote che lo educò ai principi cristiani. Oltre alla preghiera, il giovane amava cantare e imparò a suonare un piccolo strumento a corda. Ciò attirò a sé molte amicizie e conoscenze ma, come spesso succede, fra queste ve ne furono di negative che ben presto condussero Ranieri fuori dalla retta via.
Il giovane iniziò una nuova vita non più all'insegna dei sani principi cristiani, fondati sulla fede e sulla preghiera, ma nella ricerca spasmodica delle gratificazioni terrene e del divertimento.
Tuttavia, nonostante si sentisse fortemente attratto da quella esistenza fondata sul materialismo, nel suo animo aumentava in modo impressionante un'indicibile tristezza.
I genitori fecero di tutto per ricondurlo sulla buona strada ma senza riuscirvi. Le vie del Signore, però, sono infinite e meravigliose per cui anche Ranieri fece ritorno al buon sentiero.
Un giorno, mentre il giovane si divertiva spensieratamente con alcuni amici pisani, gli passò davanti un povero fraticello. Era Alberto di Corsica che, dopo aver smesso gli abiti di cavaliere e donato i suoi beni ai poveri, si era ritirato a pregare e a fare penitenza in convento. Toccato dalla grazia divina, Ranieri si rese conto di essere nell'errore e - lasciati suoni e canti - seguì il fraticello.
Una volta giunti al convento di San Vito, sulle sponde dell'Arno, il giovane rivelò a Padre Alberto il desiderio di volergli parlare. Dal colloquio, Ranieri percepì un tale ardore da prostrarsi ai piedi dell'umile frate e confessare a lui piangendo tutti i suoi peccati.
Pare che avesse versato tante lacrime da diventare cieco e che, successivamente, per un prodigio avesse riacquistato la vista. Non aveva ancora che 19 anni!
Lasciati - quindi - gli abiti della vecchia e malsana via e ripresi quelli della virtù, suscitò tanto stupore fra amici e conoscenti che l'avevano frequentato che numerosi di loro - colpiti da una tale conversione - cominciarono ad ammirarlo.
Un giorno, mentre Ranieri pregava nella Chiesa di San Pierino, ebbe una singolare visione che fece strabiliare gli astanti. Vide giungere dall'alto un'aquila con una fiaccola accesa nel becco e udì una voce che l'esortava: «Vengo da Gerusalemme, prendi questa fiaccola e fa' luce a chi è nelle tenebre del peccato!».
Ranieri, dopo quella visione, si sentì spinto verso i luoghi sacri.
Nella patria di Gesù il giovane rimase per 13 anni, osservando una vita di raccoglimento e di penitenza, distribuendo i suoi beni ai poveri e vestendo un misero sacco (la pilurica). Ottenne molte visioni del Paradiso, in una delle quali la Santa Vergine gli predisse che il suo corpo avrebbe riposato in una bella chiesa pisana e sarebbe stato venerato nei secoli dai suoi concittadini.
In Terra Santa operò diversi miracoli, fra cui quello di sfamare con un solo pane tanti poveri.
Nell'anno 1154 Ranieri iniziò il viaggio di ritorno in patria giungendovi felicemente dopo lungo tempo. Intanto a Pisa era pervenuta la fama della sua santità ed autorità e cittadini si prepararono ad accoglierlo degnamente. Tutti assieme si diressero al Duomo dove l'umile fraticello ringraziò il Signore per i doni spirituali ricevuti. Tornò, quindi, alla chiesetta dove era avvenuta la sua conversione e lì si stabilì per sempre.
Il giovane iniziò, così, ad operare prodigi e conversioni fra la gente che senza sosta si accalcava nel luogo santo.
Convertì i peccatori, consolò gli afflitti, guarì molti ammalati servendosi anche dell'acqua da lui benedetta e per questo egli fu definito "Ranieri dell'acqua".
Si spense serenamente - sette anni dopo il rientro dalla Terra Santa - all'età di 43 anni, il 17 giugno 1161.
Al momento del trapasso alla Patria Celeste tutte le campane di Pisa cominciarono a suonare a distesa da sole. Era l'ennesima testimonianza di pace e di amore che il santo elargiva all'amata patria toscana!
La salma di Ranieri, accompagnata da una folla osannante e commossa, fu quindi portata al Duomo e deposta sopra un pulpito affinché i fedeli potessero meglio osservarla e venerarla.
Nel 1632 la Chiesa proclamò San Ranieri Patrono principale della città e della Diocesi di Pisa.
La famosa Luminaria in onore del Santo ebbe inizio nel 1688 quando il Granduca di Toscana Cosimo III fece sistemare le spoglie mortali di Ranieri in un'urna di marmo prezioso, in sostituzione di quella precedente semidistrutta dall'incendio del 1596.
La Luminaria consiste nell'accensione, all'imbrunire del 16 giugno, di migliaia di lumini di cera posti in appositi bicchieri di vetro ed appesi mediante telai di legno sui davanzali ed intorno alle porte dei palazzi che si trovano sui Lungarni. L'effetto del riverbero della miriade di fiammelle nelle acque del fiume risulta veramente unico e spettacolare. Ogni anno si rinnova l'importante appuntamento ed accresce la devozione dei pisani verso il loro inclito Santo". (Elisabetta Piccini)

(Revis. e adattam. dal mensile per la ricerca scientifica dei fenomeni supernormali: "L'Aurora" di Camerino (MC) - Anno 54°, n. 516 - Giugno 2004).

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